Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 19, 2012

In scena – io in Turandot

Il bacio

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 19, 2012

Luoghi ed ispirazione

Oggi cercando una località in Francia mi è capitato di rivedere su Google mapps un luogo legato a un mio concerto fatto anni fa. Si tratta dell’ Abbazia di Sylvanes che vedete nelle foto. In questa chiesa avevo cantato quel giorno la Messa di Requiem di Giuseppe Verdi. Cosa c’è di così strano vi chiederete. Beh, per me c’è. Io adoro il Requiem di Verdi, ma cantarlo per me è sempre stato molto difficile, ho sempre avuto una certa difficoltà ad affrontare questa messa così amata da me. Come gli adetti ai lavori sanno la parte del soprano è scritta per Teresa Stolz della quale Verdi era innamorato allora. Ecco io sono decisamente lontana da alcune caratteristiche della vocalità della Stolz e con le due opere scritte per lei , il Requiem appnto e l’Aida io ho sempre avuto un rapporto conflittuale. Solo poche volte sono riuscita a cantare queste due parti in modo che mi soddisfa. Infatti non accetto volentieri quando mi propongono di cantarle.Ma qualche volta ci oso. E alcune volte è successo pure l’impossibile – sono riuscita ad emozionare il pubblico con l’esecuzione di queste opere ma quando questo succedeva c’e sempre stata una circostanza particolare che mi ha ispirato ed aiutato a superare le difficoltà. Quel giorno a Sylvanes era così. Bisognava raggiungere l’abbazia in macchina. La strada per Sylvanes era in mezzo a un paesaggio che a me pareva particolare e mistico, così lo avvertivo. Come molti posti del Sud della Francia. Poi a un certo punto il piccolo paese medievale è sbucato all’imporvviso davanti a noi come se fosse uscito dal nulla. L’Abbazia sovrastava su tutto. L’atmosfera misitica si era intensificata. Poi sono entrata nella chiesa e come ho visto le navate antiche mi sono trovata come in un’altro mondo, un mondo all’infuori del tempo, un mondo che aveva come sola dimensione  la spiritualità e la grandezza delle cose ultraterrene  ed eterne. E così la mia voce quella sera lì come per miracolo si è unita a quelle vibrazioni e a quell’energia e come se fosse una entità a se che con me centrava poco è riuscita a diventare il tramite fra Verdi e chi ascoltava. Io non esistevo quella sera, ero solo lo strumento fisico necessario per far vivere i sentimenti di Verdi nello spazio. E stato un concerto particolarmente riuscito. Era quel luogo che aveva qualcosa di magico e mistico. Solo in un’altra occasione mi  era successo qualcosa di simile, sempre col Requiem – in una chiesa altrettanto particolare a Siena… I luoghi hanno la loro energia e a volte succede che l’energia di alcuni luoghi mi trasmette delle vibrazioni particolari che toccano qualcosa di molto profodo e io smetto di essere io e divento trasportatrice di quello che questi luoghi hanno da dire. che

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 16, 2012

Il mio canale su you tube

questo è il mio canale su you tube:

http://www.youtube.com/user/melodia06/videos

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 14, 2012

Il talento e la felicità

Ci sono persone dotate di grande talento. E il grande talento, si sa, porta a una sensibilità particolare. E questa sensibilità particolare è di per se una grande felicità. Ma è una felicità non come si intende di solito. E una felicità travagliata. Consiste proprio nella ricerca di particolari note dell’anima che possono toccare tinte profonde. E le tinte profonde possono far sentire il vero dolore. Ma d’altro canto quando si affronta il grande dolore ci si arriva a un’elevazione spirituale che porta a intravedere la luce vera. E quando ci si illumina con la  luce vera la si riesce a portare anche alle altre anime che da sole non riescono a raggiungerla. E portata la luce alle altre anime  si riesce a capire cosa è la vera felicità. La strada ad arrivare a questo tipo di felicità, l’unica felicità autentica, non è per niente facile. Comporta sofferenza. Ma è una sofferenza che una volta capita rende felici. E per fare questo percorso oltre al talento bisogna essere dotati anche di un grande coraggio. Perchè guai se avendo ricevuto il grande talento non si ha il coraggio di portarlo agli altri! Già, perchè capita che a volte chi ha il talento non ha il coraggio a sopportare il peso che il grande talento comporta. E chi non ha il coraggio percepisce il dono del talento che ha ricevuto come una minaccia per se stesso e come un’infelicità. E cerca di scappare. Per paura di affrontare il vero dolore! Ma così facendo rinnega se stesso e sopratutto non riesce a cogliere il vero significato di questo dono straordinario – cioè che solo attraverso il dolore arriverà alla vera felicità che è donare se stesso agli altri compiendo così la sua vera missione nella vita – trovare la felicità regalando felicità agli altri. E se chi riceve il talento non accetta il peso di essere travagliato per far felici gli altri per paura di affrontare il compito a volte difficile della sua missione, si condanna da solo ad un’infelicità che lo porterà a sofferenze continue. Perchè il talento si riceve per un solo motivo – essere donato agli altri nonostante che per fare questo chi ha talento debba affrontare delle sofferenze personali!  

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 12, 2012

Follie

Ore intense regalatemi da momenti di follia. Ore intense che la normalità non mi può dare. Attimi di vera felicità. Occhi neri profondi che dicono tutto, voce calda che penetra dentro, gesti che sembrano piccoli ma sono un incendio, la sensazione di due energie che si incontrano e si uniscono… tutto per un giorno di un po’ di temeraria follia…

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 5, 2012

Distanze

Esiste un modo di stare insieme che è molto particolare. E la sintonia dei pensieri di due persone. E una vicinanza di energie ed è una vicinanza molto più forte di quella fisica. Ieri chi era fisicmente nella stessa stanza con me era in realtà lontanissimo, assente, la distanza fra noi era incolmabile. Ho ricevuto nella stessa sera due frasi da chi era fisicamente a tanti chilometri lontano da me e ho subito capito che non ero sola in un momento per me non bello, ho sentito la calda presenza di chi mi scriveva, i sentimenti d’affetto, la voglia di aiutarmi e tranquillizzarmi.  E mi sono resa conto che praticmente stavamo insieme… i nostri pensieri si sono abbracciati e ho avuto la netta sensazione che anche i nostri corpi si sono abbracciati attraverso l’energia forte che correva fra noi.  La legge fisica della distanza sembrava fosse sparita…

Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 4, 2012

Bora

In un piccolo paese c’è una piccola città. E la mia. Ci sono nata e cresciuta. Le pietruzze delle vie ricordano i miei primi passi. Questa piccola città è nota per il bora, vento freddo del nord che ha trovato casa lì,nelle rocce blu della piccola montagna così spettrale e particolare. Quando qualche volta torno per cercare di ritrovare le mie origini e il bora soffia mi racconta delle storie, le sue storie che si tramandano da stagione a stagione…
 
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                                                                                                       Il fantasma
 
Il bora non la smetteva dalla mattina. Le folate si mescolavano col nevischio e chi poteva se ne stava ranicchiato in casa vicino alla stufa. In alcuni rioni l’elettricità era interrotta, i fili si erano strappati per la violenza del vento e penzolavano minacciosi vicino ai marciapiedi. In una casa di uno di questi rioni la bambina si era rifuggiata nel seminterrato dai nonni e cercava di nascondere la paura. Ma la riscaldava la fiammella della candela accesa per far luce e lo scoppiettìo della legna e del carbone nel piccolo caminetto. Si sentiva il profumo di una pagnotta fatta in casa dal nonno, ex mugnaio che faceva le scorte di generi alimentari di prima necessità e quando lo prendevano in giro per questa sua antica abitudine, lui diceva che era sempre meglio averli nella dispensa perché “Non si sa mai”. In sere come questa gli veniva di lasciare tutti affamati per le prese in giro, ma il suo grande cuore buono come il pane che faceva dimenticava le piccole ironie, si rimboccava le maniche e preparava il pane e una minestra fumante che sfidavano la bora e scaldavano le anime con le loro semplici fragranze. La bambina aveva fame, ma c’era da aspettare ancora un po’, la cottura era lenta. Allora corse vicino al nonno, lo guardò con i suoi occhi neri profondi come la notte e con la vocina argentea e squillante implorò: “Nonno, nonno, raccontami una storia!” Il nonno la prese sulle ginocchia, accarezzò i riccioli ribelli e cominciò: “Nel piccolo paesino dove era nata la madre di tua nonna c’era una casa vecchia e abbandonata. Agli abitani faceva paura perché si diceva che là dentro abitava un fantasma. Effettivamente quando la bora si metteva a soffiare come stassera dalla casa usciva fuori un lamento che straziava i cuori – “Auuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e poi ancora “Aiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e poi ancora e ancora. E tutti giravano alla larga e evitavano di passare sul marciapiede dove stava la casa. E questo anche quando non c’era vento. Così la casa stava andando a pezzi. Nessuno osava ad avicinarla e tanto meno ad avventurarsi dentro. Ma un giorno nel paesino arrivò il nuovo maestro e chiese di prendere in affitto proprio questa casa. Cercarono di dissuaderlo, ma lui insistè e alla fine la affitarono a lui per pochi spiccioli. Andò ad abitare lì, fece dei lavori, la abbellì e la casa sembrò rinata. E una sera la bora soffiò. Il maestro stava leggendo un libro quando sentì il lamento. Non fece caso. Ma poi il lamento riprese. E poi ancora e ancora. Il maestro decise di scoprire il mistero. Allora non c’era ancora l’elettricità e si usavano le lampade a gas. Il maestro prese la lampada e uscì nel corridoio. Qualcuno o qualcosa soffiò e spense la lampada. Il maestro a fatica tornò nel soggiorno e accese con un fiammifero la stoppa. Uscì di nuovo, e un soffio violento spense ancora la fiammella. Il maestro non perse il sangue freddo, tornò, accese di nuovo la lampada, ma questa volta prima di uscire di nuovo, coprì la lampada con un panno trasparente. Il soffio violento si ripetè, ma trovando la lampada protetta, non riuscì a spegnerla. Nel corriddoio il lamento si sentiva molto forte ed era accompagnato da una sorta di soffio gelido. Il maestro stette ad ascoltare ed individuò che il lamento proveniva forse dalla soffitta. Si incamminò verso la scala a pioli che portava alla soffitta. Più si avvicinava, più il lamento e il soffio diventavano più forti. Salì la scala e aprì la porta della soffitta. Un alito violento lo investì, portò via il panno dalla lampada e la spense. Con molta fatica per il buio quasi assoluto e questa volta con un po’ di paura il maestro tornò in soggiorno, riaccese la lampada e decise di non arrendersi. Trovò un altro panno, lo legò con un elastico e tornò nella soffitta. Lì il lamento si fece impressionante. I soffio aumentava man mano il maestro cercava di muoversi nella soffitta. Seguiva il suono. A un certo punto inciampò in qualcosa che si mosse. Il lamento all’improvviso si interruppe. Il maestro avvicinò la lampada e vide una vecchia giara che aveva il fondo rotto. Sentì un freddo intenso che provveniva dal muro, diresse la luce in quella direzione e vide un buco proprio sotto le tegole. Guardò la giara, la riavvicinò al buco e il lamento riprese più forte di prima. Ecco chi era il fantasma – una vecchia giara rotta, appoggiata a un buco nel muro che praticamente diventava una tromba che suonava per l’aria spinta dal vento che usciva con un sibillo dalla gola stretta della giara. Il maestro dapprima rise, ma poi diventò un po’ triste. Aveva messo fine a una leggenda, a una favola che si tramandava fra la gente e questo gli faceva venire un po’ di malinconia”. Il nonno abbracciò la bambina che pendeva dalle sue labbra, la mise sul divano e andò a togliere il pane dal forno a legna. Nei suoi occhi c’era un po’ di malinconia. Fuori la bora imperversava più di prima e cercava un buco nel muro di una soffitta abbandonata con una giara rotta appoggatavi per poter soffiare attraverso la sua gola sretta.
Pubblicato da: carezzadimare | febbraio 1, 2012

Nuovo blog

Insomma, alla fine non sono riuschita a trasferire qui i contenuti del mio blog su Splinder:li ho solo salvati sul mio computer. Cercherò di rimettere qui le cose più interessanti e sopratutto le registrazioni e le foto.

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